La Cina non vuole essere più la discarica del Pianeta, basta importazione di rifiuti

Il nuovo regolamento limita fortemente l'arrivo di spazzatura dai Paesi industrializzati, che ora saranno costretti a rivedere le loro politiche in questo campoi

Discarica in Cina

Discarica in Cina

globalist 10 gennaio 2018

La Cina vuole smettere di essere la discarica del pianeta. Il Paese ha infatti vietato l'importazione di alcuni tipi di rifiuti solidi dall'estero, una misura che può avere effetti significativi sull'industria globale del riciclaggio. Tutte quelle nazioni, fondamentalmente sviluppate, che fino ad ora dipendevano dal gigante asiatico per sbarazzarsi della loro spazzatura ora dovranno cercare alternative, sia per gestire questi rifiuti da soli, sia per trovare un'altra destinazione.
La nuova legge, entrata in vigore all'inizio dell'anno, proibisce l'acquisto di 24 tipi di rifiuti raggruppabili in quattro categorie: plastica, carta non ordinata, scorie di alcuni minerali e rifiuti tessili. Il Ministero dell'Ambiente assicura che la misura risponde ai piani del Paese per migliorare il suo ambiente, chiudendo molti impianti di riciclaggio particolarmente inquinanti. Le grandi aree di lavorazione di questi rifiuti si trovano nelle province di Canton, Zhejiang e Shandong, aree costiere con importanti porti di entrata di merci.
La Cina ha iniziato a importare rifiuti solidi dall'estero negli anni '80 del secolo scorso per riutilizzarli e alleviare la carenza di alcune materie prime. Nel corso degli anni è diventata la più grande destinazione di spazzatura in altre parti del mondo. Il divieto appena entrato in vigore non è totale, ma l'impatto è significativo.
Delle categorie ora vietate, particolarmente rilevante è il caso di rifiuti scarti o ritagli di plastica. Nel 2016, secondo i dati del database UN Comtrade, la Cina ha importato 7,35 milioni di tonnellate di plastica, il 55,3% del totale mondiale. Se contiamo i residui di questo materiale che è entrato attraverso Hong Kong (che ha riesportato quasi tutto nella Cina continentale), la cifra raggiunge 10,2 milioni di tonnellate, quasi il 70% del totale. Montagne di plastica che non possono più entrare in Cina, almeno legalmente .
Colpisce la dipendenza di alcuni Paesi dal mercato cinese in quest'area.


La Spagna, ad esempio, ha inviato 318.926 tonnellate di plastica in questo Paese (compresa Hong Kong) nel 2016, il 65% del totale esportato. Il Messico ha venduto 429.539 tonnellate, anche se il peso relativo degli acquisti del colosso asiatico è leggermente inferiore (47,4%). Nel caso del Giappone e della Corea del Sud, la proporzione supera l'80%.


"Questo regolamento porterà a un terremoto in tutto il mondo e costringerà diversi Paesi ad affrontare questo atteggiamento di 'occhi non vedono, cuore non duole' che si è sviluppato verso la spazzatura", dice Liu Hua, ricercatore di Greenpeace per l'Asia orientale
Per l'esperto, "il mondo non può continuare con il modello attuale di spreco di consumo basato su una crescita infinita su un pianeta finito", sollecitando i Paesi più colpiti da questo divieto a pensare in modo da ridurre gli sprechi, invece di nuovi posti per inviarli. Infatti, afferma Greenpeace, nazioni che negli ultimi anni hanno aumentato i loro acquisti di rifiuti come la Malesia o il Vietnam "non hanno la stessa capacità della Cina" per gestire una tale quantità di spazzatura.
L'agenzia ufficiale cinese Xinhua ha utilizzato il divieto per criticare economie industrializzate: "Il mondo sviluppato dovrebbe essere grato alla Cina, a scapito del proprio ambiente e la salute dei suoi abitanti''.

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